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Una passeggiata a Palermo: dalla Chiesa della Gancia al Teatro Politeama

Autore: Lezia - Domenica, 28 Settembre 2008Nessun Commento
Una passeggiata a Palermo: dalla Chiesa della Gancia al Teatro Politeama

Nella storica e oggi decaduta via Alloro, non si può non visitare, la Chiesa della Gancia e Palazzo Abbatellis, sede della Galleria Regionale Siciliana.
Sul muro esterno della Chiesa è ancora visibile “la buca della salvezza”, da cui, furono tratti in salvo alcuni patrioti siciliani che, durante la rivolta antiborbonica del 1860, avevano trovato rifugio all’interno della chiesa. La Gancia raccoglie opere d’arte del Gagini e del Serpotta, La Galleria Regionale Siciliana ospita: l’Annunziata, la celebre Madonna di Antonello da Messina, l’inquietante e terribile “Trionfo della Morte”, la splendida Eleonora d’Aragona, scultura di Francesco Laurana. Risaliamo quel tratto di Cassaro che é oggi ricco di caffè-concerto, trattorie, negozi d’antiquariato e di sofisticati prodotti artigianali.
In via Alessandro Paternostro, il nostro sguardo sarà catturato dallo splendido rosone della Chiesa di S. Francesco, che bene interpreta con la sua mite severità e il suo senso di pace, lo spirito del santo.


(Rosone della Chiesa di San Francesco, Palermo)

Nella zona si gustano ottime “focacce”: soffici panini imbottiti con milza e formaggio, o milza formaggio e ricotta. La scelta é obbligatoria tra le “schiette” (nubili) e “maritate” (sposate).
Continuando brevemente con gli spuntini dolci o salati che la cucina palermitana offre, non c’è che l’imbarazzo della scelta: panelle, crocché , carciofi e broccoli fritti, avendoli, prima immersi in una saporita “pastella”, arancine, gelo di mellone odoroso di gelsomino, dolcetti di pasta di mandorla, e naturalmente, gelati, granite, e, ancora, se si ha  voglia di frutta, d’estate si trovano anche colorate bancarelle, dove assaggiare un fico d’india, che l’ambulante provvedere a sbucciarvi o una fetta d’anguria.


(Panino con milza, Palermo)

Riprendendo la passeggiata, ci infiliamo nel frastuono e nel colore della Vucciria, mercato popolare raggiunto da fama internazionale grazie al celebre quadro di Guttuso.
Percorso tutto il mercato, tappa obbligatoria alla chiesa barocca di San Domenico, ricca di  sculture del Gagini e stucchi del Serpotta.


(Chiesa di San Domenico, Palermo)

Il quartiere è ricco di vie “artigiane” via dei Chiavettieri, dei Materassai, dei Maccheronai.
In via Bambinai, chiamata così perché numerosi erano gli artigiani della cera che modellavano figure sacre, e in particolare il Bambino Gesù, è  l’Oratorio del Rosario di  San Domenico: la “sirpuzza” (piccola serpe) vi suggerirà chi è l’autore dei bimbi lieti e grassocci che appaiono tra ì panneggi; ma è soprattutto nell’Oratorio di Santa Cita (nella vicina Via Valverde), che esplode la fantasia del Serpotta: sembra che il suono del liuto, a cui immancabilmente si affidava nello scolpire, animi tuttora la folla dei putti che danza alle pareti.


(Oratorio di Santa Cita, Palermo)

Prima però di attraversare l’elegante ed ombreggiato chiostro di Santa Cita che porta all’Oratorio, bisogna visitare la Chiesa di Santa Maria in Valverde, riaperta al culto dopo 35 anni, sontuosa e abbagliante come una corte regale.
Incamminandoci, poi, verso una delle vie più ricche di arte della città, via Bara all’Olivella, troviamo il Museo Archeologico, la Chiesa di Sant’Ignazio e a fianco, l’oratorio.
La strada, che ospita laboratori artigianali e anche un teatro dell’Opera dei Pupi, e che, talvolta, nel periodo natalizio si presta felicemente a iniziative culturali e di folclore, sbuca in via Maqueda, esattamente all’altezza del Teatro Massimo. Circolava, per giustificare la travagliata storia del teatro (ultimato nel 1897)) una storia horror: poiché, lì dove, maestoso e solenne sorge il teatro, esisteva un antico convento di monache abbandonato, si raccontava che nel costruire le fondamenta del nuovo monumento, fosse stata manomessa la tomba di una monaca: da qui la conseguente maledizione che ricadde sul teatro. Il fantasma dovette aleggiare ancora in tempi più recenti, considerata l’esasperante lunghezza dei lavori di restauro, ma sembra che adesso, finalmente, esso abbia trovato pace. Il Teatro splende e vive, ora, in tutta la sua imponente bellezza.


(Teatro Massimo, Palermo)

Passeggiando per via Ruggero Settimo, ci dirigiamo verso Piazza Catelnuovo,chiamata dai palermitani Piazza Politeama, perchè lì si trova lo splendido Teatro Politeama.
Se le nuvole sono basse e lunghe per lo scirocco, la piazza sembra ancora più grande e la forma circolare del Teatro Politeama ancora più tonda. In via Turati a fianco del teatro, si trova la Galleria d’Arte Moderna.


(Teatro Politeama, Palermo)

 

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